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Approfondimenti Sab 17 maggio 2025

Oltre la retorica: la guerra in Ucraina non è bianca e nera

Intervista a Kaja Kallas: "La guerra in Ucraina è bianca e nera". Dichiarazione che superficializzano una guerra che ha un passato storico. Oltre la retorica: la guerra in Ucraina non è bianca e nera Kaja Kallas a Bruxelles: Photo by Arnaud
Eleonora Paone
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Eleonora Paone

Nessuna guerra comincia con un’esplosione. Nel conflitto tra Russia e Ucraina sembra però che la narrazione dei fatti parta da quel febbraio 2022, quando le truppe russe invasero il territorio ucraino puntando in direzione di Kiev. Una narrazione cristallizzata che rasenta lo scontro tra Bene e Male. Ma è davvero tutto così bianco e nero?

Le recenti dichiarazioni di Kaja Kallas, Alto Rappresentante dell’UE per la politica estera, rilasciate nell’intervista pubblicata su La Repubblica, mostrano una linea dura nei confronti della Russia e un chiaro sostegno all’Ucraina. Per Kallas, la pace sarà possibile solo quando Mosca ritirerà le truppe e cesserà i bombardamenti sui civili, e sostiene sia necessario un intervento diretto del Presidente degli USA, riducendo il conflitto russo-ucraino a una questione che vede coinvolti solo Donald Trump e Vladimir Putin. Una posizione netta, quella della Kallas, che rischia di banalizzare un conflitto che di superficiale ha poco o niente.

Guerra in Ucraina: facciamo un passo indietro

Ridurre il conflitto a uno scontro tra «vittima e aggressore», tra libertà e oppressione, rischia di oscurare una realtà molto più stratificata, che ha origine ben prima del 2022. Per comprenderla, bisogna tornare almeno al 2014: la caduta del presidente ucraino Viktor Yanukovych, risultato delle proteste di piazza note come Rivoluzione di Maidan, un movimento filoeuropeo nato dal rifiuto del governo di firmare un accordo di associazione con l’Unione Europea; l’annessione della Crimea da parte della Russia, avvenuta attraverso un referendum non riconosciuto dalla comunità internazionale; e l’inizio del conflitto armato nel Donbass, dove gruppi separatisti filorussi si sollevarono contro il nuovo governo di Kiev con il sostegno militare e logistico di Mosca. Tutti eventi che segnarono una frattura profonda tra Mosca e Kiev, ma anche tra una parte della popolazione ucraina orientata verso l’Europa e un’altra più legata alla sfera d’influenza russa, specialmente nelle regioni sud-orientali del Paese.Uno dei nodi centrali di questo conflitto è la questione NATO. La volontà dell’Ucraina di avvicinarsi all’Alleanza Atlantica, formalizzata con l’apertura dei dialoghi per l’adesione, è stata vista da Mosca come una minaccia diretta ai propri confini e alla propria sicurezza strategica, data la lunga frontiera russo-ucraina.

Le dichiarazioni di Kaja Kallas

Questo non giustifica certo l’invasione, ma aiuta a capire le percezioni e le paure che alimentano il conflitto. La guerra non nasce nel vuoto: è il risultato di tensioni accumulate, scelte geopolitiche, interferenze esterne e fragilità interne. Le dichiarazioni della Kallas, seppur rilasciate per esprimere sostegno all’Ucraina, rischiano di alimentare una narrazione monolitica, un’unica verità, che mobilita l’opinione pubblica verso una visione pericolosa per la comprensione dei fatti. Una retorica che presenta dei rischi su vari fronti: quello diplomatico, chiudendo ogni spiraglio di mediazione, e quello retorico, zittendo chiunque provi a proporre versioni con sfumature presenti nella narrazione, tacciandolo per “filo-putiniano”. Ricordare queste sfumature non significa adottare una posizione “neutrale”, né equiparare responsabilità. Significa piuttosto rifiutare una narrazione semplicistica e cercare di capire davvero cosa ha condotto l’Europa sull’orlo di un nuovo equilibrio di guerra.