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Senza categoria Sab 17 maggio 2025

Con Giorgia e Trump l'Ue è più tranquilla, esiti del meeting

Esiti dell'incontro Trump e Meloni su dazi
Zaira Portas
di 
Zaira Portas

Introduzione al meetin presso la Casa Bianca

Il 17 aprile 2025 ha portato fortuna all’Italia. A dispetto degli scaramantici e dei gufi, la trattativa che Meloni ha proposto a Trump, è invece risultata positiva. L’incontro alla Casa Bianca non si è limitato solo ai dazi, come da proposta italiana, ma ha anche affrontato i seguenti e ulteriori argomenti: immigrazione clandestina, cultura woke, difesa e relativa spesa, approvvigionamenti e investimenti energetici, guerra in Ucraina e sinergie commerciali internazionali. La leader italiana si è confermata una stratega internazionale, stimata e capace di creare intese ed opportunità non solo per l’Italia. Ha ricostruito le fondamenta anche per un prossimo incontro tra l’Europa e gli Stati Uniti sui dazi. Nella sala ovale, la discussione è partita dai valori patriottici, declinati in un reciproco allineamento con Trump sull’immigrazione clandestina da combattere e sulla cultura woke da estinguere, sebbene in modi diversi nei rispettivi paesi. Si è passati poi a temi più spinosi, come i dazi e gli approvvigionamenti energetici. Sono costi che l’Italia dovrà affrontare ma, per chi sa negoziare, possono portare l’intesa e la fiducia che serve per investimenti su altri fronti utili all’Italia. La mitigazione dell’impatto dei dazi si ottiene sfruttando il vantaggio economico derivante dalle opportunità che l’America offre a chi la aiuta, stando lontano dalla Cina. Non cercando invece, di imporre agli americani l’abrogazione dei dazi o comprando da concorrenti energia, mentre si pretende però di esportare in USA a dazio zero. A differenza dell’UE, Meloni lo ha ben compreso, sfruttando il resto in offerta.

Mitigazione effetto, con investimenti

Sul piatto negoziale infatti c’erano da gestire anche gli incentivi per le imprese che investono in USA, l’incremento di approvvigionamento di gas liquido e le armi americane da acquistare. Il Presidente del Consiglio dei ministri ha disposto che gli investimenti delle imprese italiane in USA ammonteranno a dieci miliardi di dollari e che crescerà anche l’importazione di gas naturale liquefatto dagli Stati Uniti. Agli occhi dei gufi queste paiono solo spese e non opportunità, ma non è così. Non si tratta affatto di concessioni nei confronti di Trump, poiché gli incrementi di acquisto energetico americano, infatti, potrebbero includere anche collaborazioni tra l’americana società Westinghouse e la Ansaldo, con Enel, per la produzione di reattori di ultima generazione, visto il progetto italiano di ritorno al nucleare. Mai come ora, l’Italia deve far crescere industria ed energia. Questa stessa impostazione di ampia visione di opportunità commerciale della trattativa dazi, si vede bene anche per la “Via del Cotone”, anziché della seta, spostando quindi dalla Cina all’India, Medio Oriente ed Europa l’asse del tessile. Un progetto dal potenziale enorme, fatto di sinergie commerciali e infrastrutturali che coinvolgerebbero USA, Israele ma in particolare, per noi, il Porto di Trieste come punto finale e strategico, alternativo alla Cina. Meloni, quindi, dall’ingiustificato terrore dazi, coglie diverse occasioni per rilanciare l’Italia verso nuovi orizzonti di investimento internazionale, fermo restando il costo. Sul tema difesa, il gioco si fa duro. L’Italia si è impegnata, entro giugno 2025, a una spesa armi per la difesa pari al 2% del PIL, anche se Trump scherzosamente (ma non troppo) ha rilanciato, dicendo che si può sempre fare anche di più. Meloni ha così rafforzato la posizione italiana anche con la NATO ma è innegabile che questo comporti un costo rilevante per l’Italia (tra i 10 e i 12 miliardi di euro l’anno). Una sfida non da poco per l’Italia ma questo non è un problema americano sul piano negoziale. Il pacchetto include però anche le tecnologie, sempre al fine di spostare le forniture dalla Cina all’America, con fornitori strategici e affidabili. Non c’è ancora una definizione di dettaglio, per ora, ma potrebbero anche qui nascere importanti investimenti, posto che la difesa non significa solo armi, ma anche tecnologie, economia spaziale, intelligenza artificiale e ricerca. In merito alla guerra in Ucraina, la Premier sottolinea di considerare Putin l’invasore mentre Trump critica Zelensky. Parrebbe un contrasto e invece si trovano d’accordo sull’obiettivo pace. È chiaro che la pace in Ucraina è affare di Trump, Zelensky e Putin, non dell’Italia o dell’Europa, pertanto, il tema non si poteva certamente esaurire in questo incontro.

 

Conclusione

Se in ogni trattativa si rinuncia reciprocamente a qualcosa, l’Italia perde la possibilità di fare a meno degli USA su dazi, armi ed energia ma Trump cosa perde quindi? Non è disposto a cedere sul rischio economico del suo paese, e così, perde volentieri l’indice di gradimento europeo, a cui è già abituato. O ci si adegua a Trump o saranno dazi amari! Se però si fa business con l’America, i dazi non saranno un problema. Il messaggio è chiaro. Come sa bene ogni capo di governo lungimirante, il seme non frutta lo stesso giorno in cui viene piantato ma è importante farlo e solo il nostro governo ha pensato a questo determinante incontro per il futuro dell’Italia e dell’Europa.